Altro che Marvel!! I dizionari indicano “fiaba” e favola” come sinonimi; ebbene, non lo sono per niente! Questa è una falsità!! Da qui nascono un sacco di fraintendimenti che, secondo me, sono voluti. L’ignoranza diffusa ad arte è sempre un’ottima arma per evitare che la gente si svegli.
Leggi la fiaba di Cenerentola o di Biancaneve dei Fratelli Grimm e poi guarda le relative favole proposte dai film della Disney; ti renderai conto subito che sono narrazioni molto, molto diverse. Lo stesso si può dire per Pinocchio; leggi il libro di Collodi e gustati la favola e poi guarda il film di animazione della Disney e sorbisciti la favola. Un po’ meglio va con il film italiano, che è più fedele alla fiaba. Nelle favole la componente moralistica trasuda; nelle fiabe no, perché la fiaba non contempla il giudizio, mai! Quindi, se manca il giudizio, manca anche la morale e non potrebbe che essere così, perché le fiabe sono antichissime e si ripropongono in tutto il mondo con varianti più o meno simili a tutte le latitudini; basterebbe questo per capire che la morale non reggerebbe, perché lo sappiamo bene tutti che nel tempo e in paesi diversi la morale cambia moltissimo. Quello che era immorale nel Medioevo o solo cinquant’anni fa, oggi non lo è più e quello che oggi stesso è immorale nei paesi arabi, spesso non lo è nei paesi occidentali.

Quindi, per chiarezza, le fiabe vanno ben distinte dalle favole. La fiaba è un testo sacro che risale all’alba dei tempi, che parla della nostra parte immateriale, del nostro inconscio collettivo, come direbbe Jung, o della nostra dimensione astrale, come direbbe Steiner. Le favole sono dei racconti educativi, spesso didattici che vengono utilizzati per indirizzare i pensieri e di conseguenza i comportamenti; per incardinare, indottrinare e per avviare su un certo percorso le più o meno giovani menti dei singoli componenti di una società “civile”. Nella fiaba non ci sono insegnamenti morali; ci sono però fondamentali e liberi spunti di profonda riflessione che esulano dal giudizio, esattamente come accade per i Vangeli e per altri testi sacri in tutto il mondo; e ognuno può trovarci quello che più gli serve per progredire in un’esistenza volta alla conoscenza e al miglioramento di se stesso e della propria condizione.
E se hai dubbi su queste mie affermazioni prendiamo in esame i testi delle fiabe, quelle vere, e mettiamoli a confronto con le narrazioni favolistiche utilizzate per la filmografia hollywoodiana. Sì, perché è un attimo trasformate una fiaba in una favola e chi è maestro nel fare questo, sono proprio i fabbricatori di forme pensiero per eccellenza, ovvero gli scenografi e registi cinematografici della grande Hollywood. Cenerentola, ad esempio, nel testo dei Fratelli Grimm, non incontra mai una fatina, non ha mai a che fare con le zucche ed i topolini, e non ha mai indossato una fragile scarpetta di cristallo; e non perderebbe nemmeno inavvertitamente la scarpetta, se non fosse per l’astuzia del principe. La Cenerentola vera, quella della fiaba, decide da sola che vuole andare al ballo del Principe; la vera Cenerentola si dà una mossa e si reca sotto il nocciolo, chiede e ottiene l’abito che le serve per andare a palazzo.
La vera Cenerentola non è una donnina passiva che se ne sta a piangere accanto al focolare come una brava bambina, in attesa che arrivi il principe azzurro, o la fatina turchina, o l’alieno o Gesù; diciamo che assomiglia di più a chi sa quello che vuole (infatti è consapevole) e che si attiva per ottenerlo. E sia ben chiaro, che i personaggi delle fiabe, non sono femministi o maschilisti e non sono nemmeno transgender; la figura di Cenerentola rappresenta la nostra consapevolezza, di tutti, maschi, femmine o come diavolo ci vogliamo definire oggi. Quindi chi oggi continua a identificare i personaggi fiabeschi con scopi manipolatori che surfano sul trito e ritrito concetto gender free, femminista e antirazziale e del “politicamente corretto”, si attacca! Le fiabe non scendono a puerili e vuoti compromessi per scopi manipolatori di potere! E se un giorno vedrete una Biancaneve senza principe, ricordatevi che vedrete una consapevolezza priva di Spirito, quindi debole e spersa, esattamente come qualcuno ci vuole.
La vera Cenerentola, inoltre, non indosserà mai delle fragili scarpette di cristallo, ma si infila delle scarpette d’oro massiccio, che manco a martellate si riuscirebbe ad ammaccarle. Perché? Ma perché la forza della consapevolezza non è fragile; è ciò che di più potente abbiamo in noi esseri umani, è ciò che ci dà coraggio, talento, forza, ciò che ci libera, che ci porta esattamente dove vogliamo e dove meritiamo di arrivare (ammesso che questa consapevolezza riusciamo a coltivarcela a dovere e che smettiamo di dormire). Ed è per questo che le narrazioni cinematografiche le hanno infilato delle fragili scarpette di cristallo ai piedi. Fragili un cippa!! Con delle scarpe d’oro massiccio, Cenerentola sen e va lontano e dove vuole!!

La Cenerentola dei Fratelli Grimm, che troppo pochi conoscono, perché offuscata dalla favola disneyana, è un caterpillar in azione, ma si muove spinta dalla passione per ciò che ama e che desidera ottenere; non c’è nessuno che le dice cosa deve desiderare; se una carrozza, un vestito, o un principe o che le dà la scadenza orario di un sogno! La Cenerentola della vera fiaba RAGIONA DA SOLA, si prende la responsabilità di ciò che vuole e si muove con la saggezza di chi non perde tempo a incazzarsi con sorellastre e matrigne; lei va dritta al suo obiettivo e “se la spassa” con il principe. (uso termini un po’ esasperati per fare capire il concetto😁).
Cenerentola se ne va dal ballo e ritorna a casa solo perché il sogno l’ha stordita e le ci vuole un po’ di tempo per abituarsi alla nuova condizione che ha raggiunto, ma non c’è nessuno che le dice di correre via a mezza notte; nella fiaba dei Fratelli Grimm è sempre lei che decide, che si prende la responsabilità di quello che fa. Lei è una che si sa ascoltare, che sa capire quando è il momento di prendere e quando è il momento di lasciare, perché si conosce. Nelle fiabe l’eroe o l’eroina sono sempre così, perché rappresentano noi stessi, di volta in volta e ci indicano la strada più coraggiosa da seguire. E alla fine, la fiaba si conclude bene, proprio perché Cenerentola non è succube di niente e di nessuno; si conosce, si osserva e agisce di conseguenza.

MI sono resa conto che la gente non conosce la differenza fra fiaba e favola e che la maggior parte non ha mai davvero sentito raccontare le fiabe, quelle vere, perché tutti, poco o tanto e per ovvie ragioni di comodo, abbiamo preferito attingere alle narrazioni cinematografiche, più che ai libri. Se oggi non hai visto l’ultimo film di Barbie, non sei nessuno, ma se non hai mai letto la vera storia di Biancaneve, nessuno se ne accorge, quindi va bene così. Eppure è un gran peccato, io penso, perché Calvino, i Grimm, Avanas’ ef e Andersen hanno fatto un immane e preziosissimo lavoro di raccolta e trascrizione, proprio perché le popolazioni possano attingere alla ricchezza fiabesca, mentre non so se il messaggio di Barbie è altrettanto potente. E se ci penso, comunque, il problema si presenta da sempre anche per i testi sacri di altro tipo, che se non vengono letti in prima persona, ma vengono lasciati “raccontare” e interpretare da terzi, è facile che vengano filtrati e “resi innocui” e poco utili.
Quindi il mio consiglio (ed è solo un consiglio, ovviamente) è quello di leggere i libri in prima persona, sempre, senza farseli “raccontare” da nessuno, me compresa, e il motivo è semplice: quello che io vedo in una fiaba o nel testo di un Vangelo, non sarà mai quello che ci vedi tu. Ognuno ha una sensibilità e un livello di lettura personale, ed il bello è proprio questo. Questi sono testi che vanno bene per tutti, in tutto il mondo, perché sono universali, ma la lettura dovrebbe essere personale. Poi, in mancanza di allenamento in questo tipo di attività, (perché ci tocca dire che viviamo in tempi piuttosto oscuri, nonostante la facilità di reperimento dei testi) ci sta che qualcuno tenti una divulgazione, che è poi quello che sto cercando di fare io affinché quante più persone possibili possano beneficiare di questa immensa RICCHEZZA.
Si potrebbe fare un’analoga rilettura anche della fiaba di Biancaneve, che quasi tutti conoscono “per quella che non è“, ed è un gran peccato, perché ci sarebbe molto, moltissimo da dire sulle discrepanze che ci hanno infilato nel cervello, presentandocela per la melensa favoletta della mela avvelenata. Se ti piace e ti interessa, ti racconto entrambe le VERE fiabe nel mio podcast, ma lo faccio solo se c’è un vero interesse, se ti sembra utile, insomma. E se è così, ti chiedo gentilmente di farmelo sapere nei commenti, ed eventualmente provvedo nelle prossime settimane a leggere e commentare nel podcast (come posso e con i limiti che già conosci) sia Cenerentola che Biancaneve dei Grimm. In programma ci sarebbe anche Cappuccetto Rosso e La Bella Addormentata nel Bosco che, ti assicuro, hanno molto, molto, molto da dire e che da troppo pochi è stato fin’ ora detto, ma vediamo se c’è vero interesse, prima.
Dimmi tu se può essere qualcosa che ti piace. Nel frattempo auguro a tutti una bella estate.


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