La rinuncia all’immaginazione è una condanna volontaria che ti autoinfliggi; è una forma subdola di masochismo diffusa, molto più delle più comuni malattie. Ed è una condanna che ti cominci a coltivare da piccolo, o da piccola, quando la scuola e l’educazione ti impediscono di sviluppare la tua capacità innata di saperti fare delle domande, perché per saperti fare delle domande, devi necessariamente avere un po’ di immaginazione. Questo non è un post giudicante; non mi interessa giudicare, ma mi interessa capire.
Oggi molti preferiscono farsi dare risposte da altri; non hanno nessuna intenzione di sbattersi un po’, di fare un po’ di fatica per farsi delle domande. Ed è lecito; ognuno può fare un po’ come gli pare. Oggi ci sono le televisioni i i canali youtube che ti danno prima le domande giuste e poi tutte le conseguenti risposte. O i social, gli influencer, che non a caso si chiamano così, perché hanno il compito di influenzare la tua capacità di ragionamento che, diciamolo, in molti casi è oramai del tutto atrofizzata. Oggi la maggior parte delle persone è abituata a una vita comoda; forse profondamente depressa, forse, infelice, ma comoda.
Il punto è che la vita felice non è comoda; la vita ricca e colma di soddisfazioni, non è comoda. Se vuoi vedere il paesaggio dall’alto e goderti la magnificenza del mondo, prima devi fare la fatica di salire, possibilmente a piedi, togliendo il culo dalla seggiovia. Arrivare su una cima seduti su una seggiovia, è come darsi l’illusione di mangiare una carbonara con l’uovo fatto da lenticchie frullate, come mi ha insegnato qualcuno ultimamente. Lo fanno in tanti, perché è un moda essere comodamente etici, perché è salutare, è trendy, è vegan, è bello pubblicare il risultato su facebook, ed è più comodo che allevare delle galline per avere le uova vere, o farsi due ore di cammino in salita.
Qualcuno ogni tanto ha uno sprazzo di lucidità, quando deve pagare bollette esose e ingiuste, quando deve fare il pieno della macchina, quando deve aspettare mesi e mesi per avere una prestazione sanitaria, quando deve discutere con i condomini, con i colleghi, con il vigile che gli ha rifilato una multa; ma sono brevi momenti di lucidità che non fanno nascere domande, ma solo rabbia e frustrazione e, comunico per chi non lo sapesse, la rabbia e la frustrazione fanno parte della gabbia “dorata” (ma che sta diventando sempre più stretta e sempre meno dorata) di comodità che non danno risposte.
La rinuncia all’immaginazione è una rinuncia che può essere paragonata a una persona sana che decide di rimanere seduta su una carrozzina per il resto dei suoi giorni, pur avendo delle gambe funzionanti; è un handicap autoinflitto e debilitante, che necessita di un sostegno continuo, di una dipendenza continua, dell’aiuto di qualcun altro. L’italiano medio è passato dall’essere un individuo pieno di spirito di iniziativa, inventiva e di lucido genio, all’essere il lamentoso da divano, volto all’assistenzialismo a 360 gradi. L’abitudine alla corruzione e al clientelismo hanno fatto il resto. La rinuncia all’immaginazione delega ad altri la propria capacità di discernimento, di governo, di decisione in merito alla propria condizione di vita. E’ come dire continuamente: “Occupati tu della mia vita, perché io sono stanco, o stanca, non ce la faccio , non lo so fare, non ho mai imparato, non ho fantasia, non so immaginare un modo diverso!” E di fronte a questa rinuncia c’è chi si lecca i baffi, perché non vede l’ora di sfruttarla a dovere.
La rinuncia a ciò che abbiamo di più sacro (vedi post precedente) è come un suicidio vigliacco; sì, vigliacco, perché chi si suicida per un buon motivo ha le palle, altrimenti non arriva fino in fondo, ma chi lo fa senza arrivare fino in fondo e senza sapere bene il perché, è un vigliacco. Non si ha nemmeno il coraggio di farla finita, ma ci si limita a fingere di vivere, a lasciare che altri decidano della propria vita, che pensino per te, in merito a qualsiasi decisione davvero importante. Sono gli altri che decidono se puoi o non puoi fare il lavoro che ti piace, perché se il mercato del lavoro non richiede mansioni che ti renderebbero felice, tu devi rinunciare e optare per qualcos’altro. Ti abbassi a qualcosa di richiesto dal mercato, ed umili il tuo talento e te stesso/a, ma non importa, perché lo fanno tutti, perché è più comodo evitare di lottare per ciò che veramente vuoi. Perché è il mercato che decide di che lavori una società ha bisogno; non sei tu.
E sono sempre gli altri che decidono se tu puoi o non puoi avere figli, o quanti figli devi avere; perché se anche tu volessi una famiglia numerosa, te lo dicono gli altri se la potrai mantenere o meno; quindi, oggi tu non avrai mai una famiglia numerosa. Anche il matrimonio non è scontato che tu lo possa fare (parlo per chi crede al matrimonio), a meno che non fai un mutuo; ma decidono gli altri se puoi prenderti un certo abito, un certo ristorante e se, e dove puoi andare in viaggio di nozze, per dire; perché o sei molto ricco, o molto ricca, o non se ne fa niente.
Fino a qualche anno fa provvedevano i genitori, le famiglie a tamponare con le pensioni, con i risparmi; oggi provvedono le banche, indebitando la gente. Si chiama strozzinaggio legalizzato. Perché i risparmi stanno finendo, le famiglie sono sempre più povere e i nonni sempre più vecchi. Se vuoi sposarti, lo fai in ristrettezze; se vuoi fare figli, lo fai con la consapevolezza che devi rinunciare a molte cose alle quali eri abituato, o abituata e con il rischio serio di non poterli mantenere, vista la richiesta immane di bisogni indotti che aleggia ovunque e dei quali quasi tutti sono succubi.La conseguenza è che nessuno fa più figli, ma al ristorante una volta alla settimana e alla borsa firmata, non rinuncia quasi nessuno.
Eppure ti insegnano che occorre andare a mangiare fuori almeno una volta alla settimana, perché altrimenti non sei nessuno. Ti insegnano che devi vestirti in un certo modo, ma lo decidono loro, il modo (tanto tu oramai sei privo di buon gusto e di immaginazione, quindi non ti accorgi se ti fanno conciare come un osceno manichino che ha il ridicolo come regola base), altrimenti non sei nessuno. Ti insegnano che devi avere un certo tipo di telefonino, di televisore, di automobile.
E non è più una questione meramente estetica; non so se ve ne siete accorti, ma ultimamente o hai l’automobile elettrica, o smetti di circolare. O hai la connessione con una certa compagnia, o non hai la connessione. O paghi con la carta di credito, o non paghi, quindi non fai la spesa, non fai il pieno e questo accade già in alcuni super mercati e distributori. Insomma, una vita comodissima, no!!? Non devi pensare a niente, ci pensano loro magari tu hai Alexa o Google che ti insegnano quali domande devi fare e quali risposte devi ottenere… e tu ti adegui, perché è comodo. Pensano alla tua sicurezza controllando il mondo con le videocamere; non importa se poi lo spaccio avviene ovunque e in ogni angolo di città. E’ bene che le droghe circolino, perché contribuiscono a spegnere l’immaginazione, no? Ti scelgono anche i candidati che poi sei costretto a votare, cosa vuoi di più?!!
Vivi nel mondo di Barbie, vestendoti come Barbie, portando i capelli come Barbie, o come Ken e c’è sempre qualcuno che pensa per te, che decide per te, che si preoccupa di dirti cosa è meglio per te, dove devi andare in vacanza e quando, dove mangiare e cosa, che persone frequentare e perché. Ma tutte queste comodità hanno un prezzo, e non è un prezzo da poco.
Il prezzo da pagare per aver rinunciato all’immaginazione è la libertà di immaginarti una vita diversa, come la vuoi tu, come desidereresti viverla davvero se non ci fossero tutti i paletti che mettono quelli ai quali hai delegato il tuo potere di immaginare, di decidere della tua esistenza. Nasci, impari a farti manovrare a piacimento dall’allevatore di turno, continui a vivere, forse un po’ malato, o malata da malattie indotte, perché all’allevatore fanno comodo i proventi dei farmaci e dei servizi necessari per curarti; ti tengono in una condizione utile affinché tu continui a consumare, ad avere dei bisogni precisi, standardizzati dal marketing delle multinazionali, in termini di salute, di vestiario , di alimenti, di oggetti inutili e ingombranti che ti riempiono una casa di dimensioni volutamente minime (perché se vivi in una scatoletta, per forza sei depresso/a e così te ne stai più buono/a) e poi, quando non servi più, ti mandano al macello.
Decidono loro come devi andarci al macello e quanti anni devi farti prima in un un ospizio, per rifocillare le casse di chi offre prestazioni sanitarie a pagamento. E poi muori, magari solo e con un tubo in bocca e qualche ago infilato nelle braccia. Negli allevamenti intensivi di bovini, la morte di una animale si chiama “fine carriera”. Non è molto diverso da quello che accade agli umani; quantomeno a quegli umani che hanno rinunciato alla loro capacità di immaginare una vita diversa e hanno lottato per difendersi questo diritto.
E’ molto brutto e molto scomodo parlare di queste cose; non si dovrebbe, perché molti si arrabbiano quando cerco di dire le cose come stanno. Di solito minimizzano, mi dicono che esagero, che in fin dei conti oggi abbiamo una qualità della vita molto migliore rispetto ai nostri nonni, o ai nostri bisnonni. Beh, io li ho conosciuti i miei nonni, e anche alcuni bisnonni. Loro avevano una cosa che oggi noi non abbiamo e che la maggior parte delle nuove generazioni non avranno mai! Innanzitutto sono morti sereni, nel loro letto e circondati dai famigliari. Non mi pare poca roba.
Loro, i vecchi di due generazioni fa, pur avendo sperimentato la fame e le difficoltà concrete di una vita povera, avevano la dignità di essere persone vive e pensanti. Ragionavano, lo sapevano fare e lo facevano con una saggezza data dalle reali contingenze, ma anche dalla consapevolezza di essere Umani; si coltivavano attivamente una fede e la loro personale componente spirituale; la stessa che oggi la gente deride o pensa sia l’equivalente di quel che riportano le riviste new age o i romanzi stile Dan Brown.
Loro avevano una centratura etica e spirituale che oggi ci scordiamo, perché la saggezza non può albergare in una mente spenta e priva di immaginazione. La vera ricchezza non sta in quante volte puoi permetterti di andare al ristorante in una settimana, o in quanti vestiti o borse di tendenza hai nell’armadio, o dalla macchina elettrica o green che ti mette in ginocchio con le bollette; la vera ricchezza sta nel potersi preservare ogni giorno la dignità di poter decidere della propria vita e in quanti pensieri liberi riesci a produrre autonomamente, con immaginazione e ragionamento e a tradurli poi in fatti concreti, senza dover chiedere il permesso a nessuno, senza dover obbedire agli ordini di nessuno. I nostri vecchi hanno conosciuto la morte dei figli giovani, maciullati dalle granate in trincea, hanno conosciuto il nazismo e il fascismo e la libertà la sapevano riconoscere; parlo della Libertà vera, quella che ti permette di morire con dignità e col sorriso sulle labbra. Io li ho visti morire. Oggi non muore quasi più nessuno così. Noi non ne sappiamo niente di queste cose. ma sappiamo lamentarci, in continuazione! Di nulla.
La vera ricchezza è poter camminare a testa alta, con la coscienza pulita e con la schiena dritta, magari senza un euro, ma fieri di essere persone libere e pensanti. E questo è solo per chi si sa prendere la responsabilità della propria esistenza, lottando attivamente contro questo sudiciume che puzza di zolfo e immaginandosi giorno dopo giorno una vita che gli calza bene, che gli somiglia, che lo rende felice e soddisfatto/a; è per chi sa e vuole decidere autonomamente quanti figli fare, come educarli e come mangiare, come vestirsi, come muoversi e quali persone frequentare, o non frequentare in quale casa vivere. La vera ricchezza è poter disporre del proprio denaro come, quanto e quando vuole, senza doversi aspettare di rimanere col frigo vuoto perché il bancomat ha avuto un guasto, o perché le banche gli hanno negato un finanziamento.
La vera ricchezza sta nel non dover mai chiedere un finanziamento, tanto per cominciare, perché fai un lavoro libero che ti permette di essere davvero utile a te stesso, o a te stessa e agli altri in egual misura, senza doverti umiliare, senza dover scendere ogni giorno a compromessi e guadagnando il dovuto per poterti permettere quello di cui hai bisogno. Questa è la vera ricchezza e ad oggi, è roba per pochi, pochissimi. Pensate che siamo in un mondo democratico e libero? Ma guardatevi intorno!! E’ pura illusione!
E non è così perché il mondo è ingiusto e cattivo; è così perché noi permettiamo che sia così. E’ così perché ognuno di noi lascia che le cose accadano e non fa nulla, assolutamente nulla, affinché le cose cambino. Nulla accade per caso. Il caso non esiste. E se anche sembra una frase fatta, personalmente io ho capito che tutto quello che sto vivendo, me lo sono creato da sola, nel bene e nel male. Molti devono toccare il fondo per capire e io l’ho fatto, lo sto facendo. E qui mi limito a condividere quello che ho capito, senza ipocrisie, perché io sono una fra tanti, come tanti, ma non sto giudicando e non sto recriminando; dico solo che ho avuto la fortuna di prendere consapevolezza di quello che sta succedendo e penso che questo ha un valore e che vada condiviso. Poi ognuno ne fa quello che ritiene più utile per se stesso.
Ho capito che vera ricchezza sta nel sapersi coltivare l’immaginazione fin da piccoli, anziché imparare a spegnere ogni domanda che ti si affaccia alla mente con dei programmi studiati appositamente per smorzare le menti dei ragazzi. La vera ricchezza, il vero potere sta nella tua immaginazione, che quando viene risvegliata, ti rendi conto che è la cosa più preziosa, potente e più ricca che hai, perché se la sai usare, smuove la coscienza, ti rende consapevole e più niente e nessuno può più dirti come, cosa e quanto vivere, tranne la Natura; ma si sa, la Natura di immaginazione ne ha da vendere ed è per questo che in fatto di capacità decisionale, non è seconda a nessuno.
E io sto cercando quel tipo di esempio, non guardo altrove, perché altrove, nel mondo umano e in quasi cinquant’anni, ho trovato quasi sempre e solo un buio egoista. Preferisco la generosità della Luce e la Natura è Luce e la offre a piene mani a chiunque voglia e sappia accoglierla, e io le sono immensamente grata. Dalla Natura sono nati i testi iniziatici, sono nate le fiabe, la Bibbia, i miti… io ho questi riferimenti e a questi guardo con reverenziale riconoscimento. Il mio lavoro e i frutti che sto condividendo, vanno in questa direzione, perché ho capito che è da qui, dalla Conoscenza profonda che posso attingere per salvarmi, anche dai condizionamenti che in passato mi hanno soffocato la vita, fino a ridurmi a quella che sono stata per anni e fino a farmi dimenticare quasi di essere ancora Umana. Ebbene, comunico ufficialmente che sono ancora qui, sono tornata, più sana e viva che mai !! Molto più viva e sveglia di qualche anno fa e che a me i tentativi di manipolazione e di scoraggiamento, mi fanno un baffo.
E ai burattinai vorrei dire una cosa: per voi provo compassione. Nessuna rabbia, nessun odio, nemmeno un briciolo di risentimento. Non perdo tempo in queste miserie. Non più. Non vi sto sfidando, non sono così sciocca e non mi interessano le sfide; vi sto solo dicendo che sono vigile e che non sono più l’essere amorfo, succube e rincoglionito dal nulla che ero anni fa, perché se io conosco queste dinamiche, è perché ci ero dentro fino al collo, voi lo sapete benissimo, ma ne sono uscita. E confido che altri, molti altri stiano facendo lo stesso percorso. E torneremo a brillare come le stelle, come eravamo, nonostante il vostro operato!! Mi spiace deludervi, ma ci stiamo riprendendo l’Immaginazione e la Bellezza. E non potrete faci niente, perché ne abbiamo serenamente un po’ piene le palle dei vostri giochi e siamo disposti a tutto per riprenderci quel che è nostro!!


Scrivi una risposta a coulelavie Cancella risposta