Oggi, dopo tanto tempo, ho fatto una visita lungo un Lago della mia zona; ci sono dovuta andare per lavoro. Ho ritrovato il Lago più pulito, curato e piacevole da frequentare di come me lo ricordavo. Almeno finché non è uscita la fauna umana. Io che passo tutto il mio tempo libero nei boschi o sulle montagne, con l’unica compagnia del mio cane, mi scordo di frequentare gli ambienti di fondo valle che, nel caso specifico, hanno un fascino che avevo dimenticato. Se passate in Trentino, vi consiglio di fare una puntatina al Lago di Caldonazzo, o al Lago di Levico, possibilmente fuori stagione se non volete essere investiti da un orda carnaia di turisti tedeschi. Se invece vi piace la movida d’assembramento, andateci in pieno agosto.
Io, di mio, ultimamente ci vado di mattina presto, quando la fauna umana ancora non si lancia verso le acque benefiche e, ammetto, finalmente pulite dello specchio d’acqua. Le folaghe, le oche selvatiche, gli svassi, i tuffetti e tutta la fauna lacustre sono più disponibili al confronto, se ci andate quando il lungo lago è deserto, ovvero nelle prime ore dell’alba. E anche i colori, l’atmosfera è decisamente più piacevole, amica, confortante e accogliente. La calma e il silenzio ristorano l’animo e danno al tutto un sentor di nebbioline magiche che si levano dalla superficie; c’è da aspettarsi di vedere qualche ninfa fra i canneti, o qualche Dea delle acque che accarezza le luci della superficie liquida e piatta, risvegliata e accarezzata dall’alba che nasce.
Poi arrivano i passeggiatori arruffati e assonati con i cani e si risvegliano anche i camperisti teutonici in pensione che, per tradizione, il Lago di Caldonazzo lo hanno colonizzato a partire dall’immediato dopoguerra, dove negli anni del boom economico, anche le costruzioni abusive hanno fatto scempio di alcune aree di riviera. Tutta roba che poi, non si capisce come, è stata sanata dalle istituzioni locali, rendendo inaccessibili alcuni punti della riva, perché anche nell’immacolato Trentino, certe dinamiche lasciano un po’ il sentor di lucro e di amaro schifo gestionale in bocca.
Ma io che sono animale di quota, finito il giro in solitaria, appena si sveglia la fauna umana sento l’irrefrenabile istinto di fuggire in zone più impervie, selvagge e salvifiche, lontane dagli invadenti assembramenti turistici e dalle conseguenti orde emozionali, spesso ostili, che aleggiano ovunque vi siano numerose anime irrequiete. E l’inquietudine, purtroppo, la si taglia con il coltello di questi tempi. Ed è strano, perché quando la gente è in vacanza, in teoria dovrebbe essere ben più serena e rilassata… e invece no.
Oggi, la gente è perennemente incazzata e la si sente discutere animatamente, anche in riva ad un lago placido e che invita al silenzio, alla pace, alla riflessione. Mi piacerebbe leggere la Saga di re Artù a questi frequentatori di laghi, giusto perché capiscano che le acque ospitano esseri sacri, che andrebbero rispettati con un po’ di buon umore, con un po’ di buoni pensieri, con una calma contemplazione, se non altro. Ma il Vero Lago, le orde irrequiete non lo vedono, non lo sentono e loro urlano e lo dissacrano, ignorandolo. Peccato.
Vabbeh, se venite da queste parti, io vi ho avvisati; il meglio lo trovate nel silenzio e nella solitudine delle albe o dei tardi tramonti, che si tratti di laghi, di boschi o di cime, la questione non cambia. Mi farò viva, ancora, perché queste pause pranzo stimolano riflessioni sopite nelle esperienze passate che riaffiorano. Purtroppo adesso devo andare, e mi congedo con l’intento che la prossima volta, mi porto il racconto della Dama del Lago, come compagno d’escursione. Mi scuso se non rispondo ai commenti, ma il tempo è tiranno e io con i tiranni non ho un buon rapporto; preferisco deviare e lasciare che scorrano per conto loro.
Auguro lunga vita e prosperità a tutti. ❤️🔥🖤🤍🌻🌻🌻

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